Lucilla Catania o della ineffabile leggerezza della materia

Anna Imponente

Gli esordi di Lucilla Catania nel corso degli anni Ottanta, come artista che identificava pienamente il suo lavoro nella pratica esclusiva della scultura e in una tecnica che implicava il confronto diretto con i materiali più consueti, indicavano una posizione eccentrica e con pochi seguiti. La sua azione si è configurata fin dagli inizi convinta a ristabilire il campo di quei valori formali e spaziali che erano il retaggio storico delle avanguardie europee del novecento, e che in ambito italiano trovarono riscontri e continuità nelle manifestazioni artistiche del secondo dopoguerra.

Nella genesi del primo astrattismo di Pietro Consagra, l’enucleazione di elementi plastici cuneiformi era da intendersi, a livello di percezione visiva e in chiave psicologica, quale sinonimo di dinamismo, proiezione ottimistica verso il futuro. La sua “coscienza plastica” , i totem segnaletici di impeto propulsivo, si trasformano nel fare artistico di Lucilla Catania, in corpi puntuti, liberi da connotazioni sociali e risentimenti ideologici, che rivendicano una forte pregnanza oggettuale. Quali emblemi sovraddimensionati di strumenti marziali quali pugnali, bastoni, ganci, coniugano la densità strutturale e l’opulenza del blocco di marmo tornito a tutto tondo con esiti virtuosistici, percorsi che, da una parte, si assottigliano sempre più e all’altro estremo sono di taglio squadrato, mostrano tracce di un gesto secco e perentorio che fende la materia. Collegandosi poi a matrici brancusiane, Lucilla Catania ricerca la perfezione formale di raffinata e alchemica purezza, della misura ovale, dove curvature allungate come quelle dell’orizzonte si confrontano con linee taglienti, a lama di rasoio. Questi solidi geometrici di metafisico nitore non cercano l’atmosfera, l’aria e la luce naturale, emergono nella loro estensione orizzontale, dalla bidimensionalità del piano di appoggio a terra, rivelando la consistenza cartesiana ,in tangibile sintonia culturale con altre rappresentazioni in ambito romano, di lucidi teoremi tradotti in scultura.

Se il lavoro dell’artista si limitasse al recupero della memoria storica di una tecnica e al riesame critico dei movimenti che hanno attraversato la scultura, il suo ruolo sarebbe solo quello di epigono: Lucilla Catania ricerca un linguaggio policentrico fatto di contaminazioni, slittamenti, percorsi antitetici e complementari, proponendo il loro confronto e superamento.

Le forme si definiscono anche per accumulazione di frammenti dalle superfici scabre e grumose, ruderi dal disegno prestabilito di impostazione geometrica, ed esposti alla variabilità degli accadimenti. Si pongono anche come standing sculptures verticali, in equilibrio precario quando svettano verso l’alto, accennando a quell’idea di instabilità, nomadismo e disseminazione delle forme che sarà più evidente nelle installazioni degli anni novanta.

Seguendo la stessa poetica del frammento Lucilla Catania compone nuclei di sculture, presenze autosignificanti accostate tra loro per modulare uno spazio parallelo ed autonomo rispetto a quella ambientale.

In questa volontà di costruire un paesaggio artificiale fatto di modanature plastiche che identificano nuove , possibili architetture, si riconosce una dimestichezza tutta particolare con il senso di tridimensionalità , di peso e di volume impregnati di romanità e rinnovanti il rapporto con l’antico.

Scavando e svuotando le forme Lucilla Catania, tuttavia, viola il senso di staticità ed inerzia dei blocchi di marmo , di pietra o di cemento; scopre le qualità elastiche , la flessibilità e finanche il respiro dei materiali.Le componenti naturalistiche unite a quelle storicistiche originano sculture di una monumentalità minimale, senza piedistalli che giacendo o strisciando di pancia, rappresentano una definitiva contemporanea classicità.

Anna Imponente

da Lucilla Catania. Opere. Staareandare, DeriveApprodi, Roma 2011, pp. 15-16