Roma, città d’arte e di cultura o fast food a cielo aperto?

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L’Amministrazione Capitolina pentastellata ha deciso di pedonalizzare alcune zone del centro storico di Roma. Da monticiana doc quale sono, non posso non fare alcune considerazioni, anche di carattere pratico/logistico, su quello che si prospetta essere una rivoluzione dello stile di vita e delle abitudini delle persone che vivono nel centro storico della capitale. Le intenzioni dei nostri amministratori saranno sicuramente ottime, ispirate da sani principi che hanno come base la difesa del bene comune e il miglioramento delle condizioni di vita. Ma, perdonatemi, io qualche dubbio su queste “intenzioni” ce l’ho!

Cosa vuol dire pedonalizzare? Niente più circolazione di auto, moto e motorini, ovviamente, niente più auto parcheggiate, niente più taxi e auto affini che circolano, il nulla insomma; solo gente a piedi e/o in bici. Si promettono di contro piste ciclabili, marciapiedi allargati, tutte belle cose per chi ha buone gambe e buoni piedi, e gli altri? Pazienza, che si arrangino! La creazione di “Isole Ambientali”, così vengono pomposamente chiamate, è più importante dei singoli cittadini, soprattutto di quelli meno fortunati o di quelli meno giovani. Ma veniamo a situazioni più specifiche: il Rione Monti. Sembra che a breve, da qui, parta il primo progetto. Si parla di pedonalizzare tre importanti strade che attraversano il Rione e che mettono in collegamento parti dimensionalmente rilevanti del Rione stesso. Lo dico chiaramente, sono contraria a pedonalizzazioni invasive e radicali di questo tipo, anche perché, il più delle volte, le condizioni della vivibilità peggiorano nettamente. Stiamo parlando di Roma e cioè della città che ha il centro storico più grande d’Europa, all’interno del quale c’è gente che lavora, produce e vive e che esprime un livello altissimo di socialità e di interattività economica e culturale. Il Rione Monti, per una serie di fatti concreti, è l’esempio migliore di questo clima sociale plurale e democratico. Ecco alcuni di questi fatti. Negli anni ’50-‘60 Monti era ancora un luogo di poveracci e di prostitute. Gli affitti i e prezzi di case e locali erano bassissimi. I proprietari, anch’essi in quel periodo poveri in canna, non avendo soldi per restauri e ristrutturazioni, vendettero a poche lire le loro proprietà a chi viveva o lavorava in quei luoghi. Questa semplice, quanto naturale, operazione economica ha permesso a quella generazione e alla generazione successiva di consolidare la loro presenza nel Rione e di creare un ceto sociale radicato di estrazione popolare, con una forte presenza di piccoli artigiani estremamente qualificati. Basta pensare che a Monti esiste, dal 1947, un laboratorio per la riparazione di strumenti a fiato, tra i pochissimi a Roma e unico nel suo genere, una eccellenza tramandata da padre in figlio.

Questo tessuto sociale stratificato ma coeso ha protetto Monti, almeno in parte, dalle invasioni barbariche dei ricchi compratori provenienti da tutte le parti del mondo, e dalle speculazioni immobiliari sempre in agguato. Se vogliamo che i residenti restino in questo quartiere, che le botteghe artigiane, i falegnami, i fabbri, i tipografi, i restauratori continuino a produrre le loro meraviglie dobbiamo garantire quel minimo di movimentazione e di logistica necessaria allo svolgimento della vita e del lavoro di queste persone.

Oggi Monti deve essere protetto dal peggiore dei suoi nemici: l’industria del mangia e bevi che si manifesta attraverso lo strapotere dei ristoranti, delle paninoteche e dei fast food di ogni tipo e forma. Il vero pericolo è che l’ Isola Ambientale sia una chimera dietro la quale si nasconde il triste e scellerato progetto di cacciare residenti e artigiani dalle loro case e dalle loro attività.

Non permetteremo che Monti diventi un Lunapark per turisti e movida.

Noi monticiani, con gli artigiani e i residenti tutti, ci stiamo già mobilitando. Daremo battaglia, Monti non si tocca!!

Pubblichiamo, di seguito, il Manifesto per il Centro Storico promosso e sostenuto dal Coordinamento Comitati Rione Monti.

Il Rione Monti rappresenta un esempio unico: vecchi residenti e nuovi abitanti, commercianti ed artigiani, turisti e studenti convivono in un sistema equilibrato che lo rende un modello, seppur migliorabile, per il resto del Centro Storico. Un rione prossimo ai Fori Imperiali e comunque vivo e vissuto. Nessuno vuole che il tempo si fermi, ma per evitare che la storia venga travolta dalla cronaca è importante costruire una politica organica per il centro storico di Roma.

Discutere, pensare, immaginare una politica per il centro storico di Roma non significa dividere una parte della citta dal resto. Una politica per il centro storico è un’azione di cambiamento rivolto a tutta la città e non solo a quella fetta di popolazione che abita all’interno delle Mura Aureliane. Si tratta di immaginare non cosa Roma può fare per il proprio centro ma come il centro può diventare una risorsa per tutta la città.

Per tanti anni giustamente si è provveduto alla tutela del patrimonio culturale ed artistico, attraverso il restauro, la cura e la valorizzazione dei tanti monumenti presenti nell’area centrale. Oggi il Colosseo e l’area dei Fori Imperiali sono visitati da milioni di turisti ogni anno. Crediamo che sia giunto il momento in cui, finalmente, si discuta della tutela del peculiare sistema di relazioni sociali e umane che rende il centro storico non una vetrina per turisti, ma un insieme vivo e pienamente integrato dentro il più ampio sistema di relazioni urbane.

Il Centro Storico di Roma è un patrimonio di tutta l’umanità, non appartiene a nessuno in via esclusiva eppure ognuno può ancora sentirsene pienamente parte. Non appartiene soltanto ai suoi residenti, eppure sono ancora decine di migliaia le persone che lo abitano quotidianamente e che vorrebbero poterlo vivere come ogni cittadino di Roma vive il proprio quartiere, con i negozi e i suoi servizi di prossimità. Non appartiene soltanto ai commercianti e agli artigiani, eppure sono ancora in molti ad investire in questa parte di città, non solo orafi e sartorie di alta moda, ma anche macellai, fabbri, meccanici e pizzicagnoli. Non si capisce perché si fa di tutto per rendere impossibile quello che accade in altri quartieri della città dove la boutique vive accanto al ferramenta. Non appartiene ai tanti uffici pubblici che pur spadroneggiano in questa parte di città con permessi auto concessi troppo facilmente, eppur è bello sapere che ogni giorno migliaia di persone si recano in centro per lavorare, vivendo quella parte di città non solo per la passeggiata domenicale ma come una parte importante della loro esperienza di vita quotidiana.

Non appartiene sicuramente soltanto ai turisti, che pur sono linfa vitale per la nostra economia. Ma ci sarà un motivo se il tasso di ritorno dei turisti nella nostra città è molto basso e la loro esperienza si riduce ai blockbuster del turismo senza vivere l’esperienza vera della vita quotidiana nella nostra città. Sicuramente questo è il tasto dolente della politica per il centro storico. Una politica che ha privilegiato gli interessi di pochi privatizzando il suolo pubblico ad uso e consumo del tavolino di qualche ristorante di pessima qualità, una politica che ha chiuso gli occhi di fronte alle infiltrazioni malavitose nella attività commerciali del centro, una politica che ha favorita la nascita di una economica di sussistenza che si attacca ai grandi flussi turistici per raccoglierne le sempre più misere briciole. In tutto questo gli unici che ne hanno beneficiato sono stati quei pochi imprenditori del degrado che hanno sfruttato la debolezza della politica per imporre i propri interessi.

Questa deriva non deve essere attaccata solo per il degrado derivante dall’invasione di tavolini e negozi di souvenir ma per la perdita delle funzioni pregiate che il centro storico potrebbe offrire a tutta la città.

È importante discutere di come riportare la residenza nel centro storico, di come tutelare la presenza di artigiani e commercianti, di come renderlo accessibile a chi quotidianamente lo raggiunge per lavorarci, rendendo vera e piena la relazione che la città ha con il suo centro storico.

Assistiamo sconsolati al declino di Roma, ma rimaniamo fiduciosi e ottimisti sulla possibilità che possa ritrovare le ragioni del suo essere capitale d’Italia. Sicuramente non sarà l’economia di rapina che prospera nel centro storico, e in particolare nei percorsi turistici più battuti, a diventare un modello per il paese capace di ricostruire l’orgoglio della Repubblica verso la peculiarità unica della propria capitale.

Tutto può essere diverso se si mettono a fuoco i veri problemi di fondo. Salvare il centro storico dalla sua deriva esclusivamente turistica significa riscoprire il ruolo storico che Roma ha avuto nei millenni, dall’antichità latina alla storia moderna, fino alla scelta di individuarla come capitale dello Stato italiano. Roma è nel mondo, appartiene al mondo: salviamola!

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