Al Museo Carlo Bilotti arriva Lucilla Catania con il suo “InMateriale”

 

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Al Museo Carlo Bilotti arriva Lucilla Catania con il suoInMateriale”

 

Inaugurazione martedì 4 aprile ore 18.30

Preview alla stampa martedì 4 aprile ore 11.30

 

Una riflessione intima per lo spazio e nello spazio in una relazione tra materia e forma che può essere casuale o causale, dolorosa o gioiosa, semplice o complessa, acuta od ottusa. Soprattutto può essere reale o immaginaria.

 

È su questo terreno di antinomie che cresce tutto il lavoro di Lucilla Catania: una risposta onesta e lucida al “fare” scultura. Polemica, certo, verso tendenze fintamente avanguardiste, sempre in riflusso, sempre in seducente agguato. Scultura aniconica, mai astratta; scultura classica, mai neo-classica. Equilibrio crociano fra forma e contenuto che investe il contenitore stesso in cui ha sede il Museo Carlo Bilotti che accoglie da mercoledì 5 aprile 2017 il progetto espositivo del lavoro di Lucilla Catania InMateriale, per la cura di Luca Barreca e promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dall’Associazione Culturale Hidalgo.

I Servizi Museali sono di Zètema Progetto Cultura.

 

L’Aranciera di Villa Borghese è un edificio antico e luogo del contemporaneo in duplice senso: contemporaneo storico ― la collezione di Carlo Bilotti ― e contemporaneo produttivo. Luogo di delizie nel passato, vocato alla compenetrazione tra esterno e interno, tra natura artificiale e natura naturale. Il lavoro di Lucilla Catania è simbolo di questa compenetrazione. All’esterno la scultura monumentale di Sofficino dialoga con lo spazio architettonico dell’Aranciera e con lo spazio vegetale dell’antica villa dei Borghese: la linea morbida è simbolo di movimento attento e calcolato, contrapposto a quello caotico dell’urbanità che ormai attraversa il parco. All’interno i grandi volumi del marmo, della pietra e della terracotta si presentano nello spazio, si insinuano nelle assonometrie dell’edificio. Ecco dunque Viti stanche, Rollo, Foglio e Spicchio: i nomi “onomatopeici” parlano di una materia che si piega ma non si aggroviglia, lontana com’è da barocchismi di sorta. I 72 elementi di Frangiflutti avvolgono una colonna che l’installazione estende in diagonale verso il salone centrale. Dal ninfeo sgorga idealmente una marea di 124 terre rosse, che inonda lo spazio interno: la forma acqua, contenuto delle vasche, un tempo artefice delle concrezioni calcaree, è sostituita da un mare pietrificato nella porpora. Le sculture del ninfeo, algide, stanno a guardare. Alle pareti campeggiano i movimenti verticali sul piano bidimensionale dei grandi cartoni: i Vortici, quasi teleri che contrappongono alla monumentalità delle sculture la loro fragilità di supporto e di movimento.

 

La scultura è lotta con la materia, sempre: Lucilla Catania non cerca un’immagine estetizzante ma il risultato di un processo. Il processo va documentato: documentare è un dovere dell’artista verso il fruitore. Nel piano superiore del Museo, trovano posto i bozzetti in terracotta, l’idea primigenia, i segni della mano sulla terra al di là di qualunque suggestione romantica dell’artista demiurgo. Come al piano inferiore, ai bozzetti sono accostati i fragili documenti grafici, i disegni, testimoni delle linee di forza, del movimento, dello stare nello spazio. Completa questo viaggio nella materia un punto di vista privilegiato, quello di Daniela Perego che, con la collaborazione di Luca Fantasia, ha documentato il processo produttivo di Lucilla Catania, attraverso il medium del video: l’artista che interpreta l’artista.

 

Il catalogo della mostra, a cura di Luca Barreca, edito da Palombi, è arricchito da contributi di Alberta Campitelli e Valentina Gramiccia.